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1 settembre 2014

 

I Fatebenefratelli

La melagrana, simbolo dell'Ordine dei Fatebenefratelli, è anche lo stemma dell'antica città spagnola di Granada, dove visse e operò sino alla morte San Giovanni di Dio, fondatore dell'Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli.
La sua fu una vita avventurosa, trascorsa tra il Portogallo, la Spagna, l'Austria e l'Africa, prima come custode di un gregge, poi come soldato dell'esercito di Carlo V, infine come manovale e libraio.
L'approdo alla rivelazione fu per lui una predica di San Giovanni d'Avila, che nel 1538 ascoltò predicare nel Romitorio dei Martiri di Granada. Da quel giorno Giovanni si gettò con tale fervore nella denuncia dei propri peccati, nelle penitenze ed umiliazioni in pubblico, che venne preso per pazzo e rinchiuso nell'Ospedale Reale. Qui prese coscienza della misera condizione dei malati di mente e dei feroci metodi di cura che a quel tempo venivano loro somministrati, tanto che decise di dedicare il resto della sua vita ai poveri e agli infermi.
Prima cominciò a raccogliere i poveri, in cerca di un riparo per la notte, nell'atrio di un palazzo nobiliare, poi aprì un minuscolo ospedale in un edificio di calle Lucena, preso in affitto con l'aiuto di alcuni generosi.
Agli inizi del 1547 Giovanni riuscì a trasferire l'ospedale in un fabbricato assai più ampio, sito nella salita Gomelez, dove poté predisporre ambienti separati per i vecchi abbandonati, per le persone di transito e per i vari tipi di ammalati: era una vera innovazione per quei tempi, tanto poi che il Lombroso l'avrebbe definito per questo motivo "il creatore dell'Ospedale moderno".
In quegli stessi primi mesi del 1547 l'iniziativa di Giovanni e dei suoi discepoli ricevette un primo importante riconoscimento morale dal vescovo Michele Munoz, che suggerì al Santo di aggiungere al proprio nome la qualifica "di Dio" e d'indossare un abito che lo distinguesse come persona consacrata a Dio.

Tra gli episodi della sua vita, celebre è quello dell'incendio dell'Ospedale Reale di Granada, che non si riusciva a domare (3 luglio 1549). Giovanni di Dio vi accorse, si gettò in mezzo alle fiamme e da solo portò in salvo i malati, rimanendo illeso. E in ricordo di questo episodio che i pompieri di Firenze, Madrid e varie altre città venerano il Santo come loro speciale Patrono.
Morì in ginocchio, all'alba di sabato 8 marzo 1550, dopo aver ricevuto i sacramenti dall'arcivescovo di Granada, implorando: "Gesù, Gesù, nelle tue mani raccomando l'anima mia". Di lui non restano penetranti trattati di spiritualità (ha lasciato solo sei lunghe lettere), ma ha saputo offrirci una lezione di vita dalla spiritualità quanto mai spiccata, equamente divisa tra operosità e contemplazione, tra misericordia e apostolato, illuminata dall'amore di Dio e da quello del prossimo, due passioni che trasmise ai discepoli e alla fondazione.